Mondo Marcio: “Il mio viaggio on the road per Troppo Lontano”

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Sette anni fa Dentro Alla Scatola, oggi Troppo Lontano. Mondo Marcio ha scelto ancora gli Usa per realizzare il video del "suo brano preferito" di Cose Dell'Altro Mondo. Per celebrare il lancio di questo progetto ha scritto - i n esclusiva per La Stampa.it - un diario del suo viaggio on the road da Los Angeles a Las Vegas. Paesaggi mozzafiato, motel da film e tanti tanti chilometri, ma soprattutto emozioni indimenticabili.

Noi ve lo riportiamo, perchè con lui questo viaggio l'abbiamo iniziato insieme.

Sperando che ci porti... Troppo Lontano.

L'ultima volta che ho preso un aereo per Los Angeles il viaggio non era stato così lungo. O forse no. Circa dodici ore. Avrei giurato durasse di meno. Era il 2005, d'inverno, ero andato a girare il video di un brano nel quale credevo molto, a differenza di altri che lo avevano sentito. Il brano si chiamava Dentro Alla Scatola, e stavo andando a Los Angeles per girare il videoclip della canzone. Vediamo cosa succede quando la gente sente il pezzo, ci siamo detti. Ha funzionato. Forse anche qualcosa di più. Sette anni dopo, rieccoci. O meglio, rieccomi, diversi chilometri da terra, senza scarpe, che faccio delle grandi camminate in giro per l'aereo mentre i passeggeri, messicani per lo più, o dormono o guardano film dentro ai mini-schermi di fronte a loro che non si spengono mai. Viaggio lungo, viaggio importante. Una hostess, davvero carina, mi passa un foglietto da compilare. Ah, me lo ricordo questo. Porto delle sostanze chimiche ? Sono un terrorista? Sto andando a farmi esplodere? Mi chiedo se ci sia mai stato qualcuno che abbia risposto di sì nella storia dell'immigrazione americana. Suppongo che dal 9/11 in poi la prudenza non sia mai troppa. Di colpo appare il segnale di allacciarsi le cinture. Mi siedo e faccio come richiesto mentre cerco di capire che ore sono.

L'aereo tocca terra, clamorosamente, mentre realizzo che sono le due di pomeriggio nella città degli angeli. Un lunghissimo viaggio, circa mezzo mondo, dalla Città del Fumo, nella valle dell'umido - Milano, Lombardia - per arrivare a El Pueblo de la Iglesia de Nuestra Senora la Reina de Los Angeles de Porciuncola de Asis, meglio conosciuta come L.A., in California, dove il sole splende e fa sempre caldo. Siamo arrivati. Mi rimetto le scarpe pronto per lasciare il gigantesco mezzo di trasporto mentre cerco di ridare una decenza al mio volto, stropicciandomelo ulteriormente. Dopo una giornata tra le nuvole (letteralmente) e uno scalo a Madrid di 4 ore non c'è molto da fare. Estraggo degli occhialoni da sole: risolto il problema.Scendo dall'aereo insieme al mio ridottissimo entourage per saltare sul primo taxi. Alla guida trovo Michal, un uomo polacco che mi prende subito in simpatia appena capisce che sono italiano. Amo gli italiani, dice, voi ci avete dato la pizza, noi vi abbiamo dato un Papa. Sta simpatico anche a me.

Abbasso il finestrino e metto la testa fuori per dare un'occhiata in giro. Ci siamo appena lasciati l'insegna di LAX alle spalle, e già tutto quello che vedo sono sole, palme, e una distesa interminabile di auto su auto che si perde nei vialoni della metropoli. Trentadue milioni di abitanti nella città di Los Angeles, circa la metà della nostra nazione. Letteralmente un mondo di persone. Parlo con Michal di LA e Milano. Gli chiedo come affronta la recessione in America. Gli argomenti del più e del meno tra tassisti e clienti sono sempre quelli, anche a continenti di distanza. Gli chiedo anche per chi voterà, visto che a giorni eleggeranno il nuovo presidente tra Romney e Obama. Mi dice che se la passa bene, anche se fa fatica perché prima lavorando otto-nove ore al giorno aveva uno stile di vita dove non gli mancava niente, mentre adesso lavora una media di dodici-tredici ore al giorno solo per riuscire a pagare tutte le spese. Mi fa impazzire il fatto che me lo dica sorridendo, per dirmi subito dopo che è contento di avere un modo per potere provvedere a sua moglie e i suoi tre figli maschi. Mi dice che è contento di potersi rimboccare le maniche e di mettersi al lavoro. Mi racconta un po' della vita a LA, del fatto che al corpo umano servano quattro stagioni e non solo una di sole durante tutto l'anno, che a vivere sempre con il sole e il caldo la pelle gli si è seccata e che è molto meglio da noi dove piove sempre.

L'erba del vicino gli dico, ride. Mi dice anche che non voterà per nessuno dei due, perché pensa che nessuno dei due tenga davvero al futuro della povera gente. Pensa che con tutti i finanziamenti che entrambi i candidati hanno ricevuto da sponsor e soprattutto dalle Grandi Corporazioni, gli sarà impossibile non mantenere qualsiasi tipo di accordo abbiano preso per ottenere il loro favore, mettendo così da parte i bisogni del proletariato e della bassa borghesia, della povera gente. I veri "proprietari" di questo paese sono le grandi industrie e le corporazioni, dice, che mettono in tv una o un'altra faccia, basta che servano al caso loro. Ma nessuno pensa davvero alla gente, conclude. Gli dico che forse i nostri paesi non sono così diversi.

Arriviamo al primo hotel di questi prossimi 5 giorni, Hotel Marina 7, che è esattamente il classico hotel americano a due piani col il balcone che si vede nei film. Tra l'altro, qua tutto è come si vede nei film. Passo la notte meno riposante della mia vita nella mia camera, per svegliarmi definitivamente alle otto di mattina, rincoglionito dal jet lag e dall'adrenalina del primo giorno di shoot. Il brano di cui ho scelto di girare il video qui si chiama "Troppo Lontano" ed è il mio preferito del disco. Rappresenta tantissimo per me e ho messo in questo progetto anima e corpo, oltre che un sacco di soldi per portare tutti dall'altra parte del mondo. Ho chiesto al mio manager di aiutarmi sulle logistiche ed è stato sveglio la notte per evitare imprevisti e organizzare tutto al dettaglio. Per questi e altri mille motivi, ma soprattutto per l'amore che ho per questa canzone, queste giornate e questo progetto devono andare bene!

Facciamo colazione a ciambelle e succo di arancia, per finire con una brodaglia acquosa e bollente che ci spacciano per caffè. Subito dopo ci dirigiamo al noleggio auto, dove ci consegnano una Corolla e una Camaro rossa fiammante, che chiaramente mi offro di guidare personalmente di location in location. La macchina è uno splendore. Il paesaggio intorno a me matcha la macchina. Fino a 48 ore prima ero nel mio studio di Milano a produrre beat mentre fuori pioveva, adesso sto guidando sotto al sole in t-Shirt al volante di una bellezza sportiva da sogno nel cuore di Los Angeles, diretto alla nostra prima location, la Route 66. Il cambio di panorama sta iniziando a fare bene, alla mente e allo spirito. Sono assolutamente elettrizzato dalla situazione e dai prossimi giorni che mi aspettano.

Guido pensando solo al video e a quanto mi piacciano le strade di LA. Tutti guidano ordinati, danno la precedenza, e nessuno ti sorpassa da destra. Non sono abituato. Le altre macchine suonano soprattutto musica hip-hop, il che mi fa sentire a casa. Alcune hanno i bassi così spinti che non senti nemmeno che canzone stiano suonando, solo le frequenze basse che ti arrivano a decine di metri di distanza. Seguo l'esempio e alzo i bassi dello stereo finché lo specchietto retrovisore non trema a ogni nota. Siamo finalmente arrivati nella parte più vicina a LA della storica Route 66 per girare il primo pezzo del video. Il panorama è mozzafiato. Montagne dappertutto, interminabili. E deserto. Arancione, rosso, più si avvicina al cielo diventa quasi viola e verde per un attimo, e poi blu cristallino. Uno spettacolo. Il regista mi dice che l'immagine e la luce sono così belle che non dovrà fare niente di speciale, basterà accendere la macchina da presa e lasciare che questi paradisi vengano salvati sulla scheda di memoria della sua camera. Ottimo, gli rispondo, siamo qua per questo. Per fare qualcosa che in pochi hanno fatto prima, forse nessuno con così poco tempo, e così tanti posti incredibili da riprendere. Fortunatamente per tutti, il primo giorno di riprese va alla grande, anche se sono cotto a puntino dal sole e dai mille playback. Inizio a pensare che Michal avesse ragione sul clima della California. Passiamo la notte in un motel di una cittadina fantasma nei pressi della Road 66, precisamente a Barstow, in mezzo al deserto, di quelli che si vedono nei film horror questa volta. Il motel è uguale a quello di Vacancy, per dire. Io dormo come un sasso, crollo letteralmente nel letto, a differenza dell'attrice del video che non chiude occhio per paura che entri un Michael Meyers di campagna nella sua camera. Qua è davvero facile confondere la fantasia o il mondo di Hollywood con quello che stiamo vivendo.  

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